Vuoi fare un regalo allo Stato? Allora lascia il TFR in azienda

I vantaggi fiscali della previdenza complementare (o pensione integrativa) si possono riassumere in tre parole:

Per Prestazioni” si intendono quelle offerte dalle forme pensionistiche sia durante il periodo di versamento (anticipazioni e riscatto) che al momento del pensionamento (rendita pensionistica o capitale maturato). Vediamo di cosa si tratta.

TFR. Innanzitutto il Trattamento di Fine Rapporto. Al momento del pensionamento, chi lo avrà lasciato in azienda subirà una tassazione con aliquota IRPEF corrispondente alla media del reddito imponibile degli ultimi 5 anni: oggi è il 23% per i redditi fino a 15.000 euro; il 27% per i redditi da 15.001 a 28.000 euro; il 38% da 28.001 a 55.000; il 41% da 55.001 a 75.000; il 43% oltre i 75.000 euro.

Il TFR versato in previdenza complementare, in sede di prestazione, beneficia invece di un’aliquota agevolata, che è pari al 15% per i primi 15 anni di permanenza nel fondo, indipendentemente dal reddito percepito. Dal 16° anno l’aliquota si riduce dello 0,30% ogni anno, fino ad un minimo del 9%, che si ottiene con 35 anni di partecipazione.

Tradotto in euro, se ho 50.000 di TFR accumulato in azienda, la mia tassazione sarà compresa tra gli 11.500 e i 21.500 euro (cioè tra il 23 e il 43%). Se invece la stessa somma sarà stata destinata ad un fondo pensione, la tassazione sarà compresa tra i 4.500 e i 7.500 euro, dipende dal numero di anni di permenenza nel fondo stesso. La differenza è sostanziale.

ANTICIPAZIONI. Altro vantaggio fiscale lo si riscontra se e quando richiederemo un anticipo del TFR al fondo pensione. Se l’anticipo è chiesto per sostenere spese sanitarie per sè, il coniuge o i figli, la tassazione è quella agevolata vista in precedenza, cioè dal 15% in giù. Per ogni altra esigenza (compreso l’acquisto/ristrutturazione prima casa per sè o per i figli) l’aliquota sale al 23%.

Se però il TFR è lasciato in azienda, la tassazione per l’anticipo TFR sarà del 23% per i redditi fino a 15.000 euro, del 27% per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, del 38% da 28.001 a 55.000, ecc.

In conclusione, il beneficio fiscale sarà maggiore per i redditi imponibili più elevati e crescerà all’aumentare dei contributi versati.

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Twitter: il prestito personale batte la cessione 10 a 0

Avrete sicuramente notato che in diversi tweet alcune parole sono precedute dal cancelletto (#). Quelli sono #hashtags, una pratica per aggiungere di metadati (più o meno sono come i tag di un post) ai nostri upload su twitter. Il loro scopo è quello di mettere in relazione contenuti simili e, di conseguenza, persone che parlano degli stessi argomenti.

Questa mattina – deformazione professionale – ho inserito la parola #cqs (abbreviazione di Cessione del Quinto) sulla ricerca di twitter e con sorpresa ho notato che nessuna società (banca o finanziaria che sia) ha mai lanciato un solo tweet con questo hashtag. Sottolineo “con sorpresa” in quanto:

  1. la forma di finanziamento che va sotto il nome di Cessione del Quinto viene spesso abbreviata in Cqs, termine che sembra fatto apposta per essere “twittabile”, vale a dire per essere inserito all’interno di un tweet di 140 caratteri;
  2. è una tipologia di finanziamento con un potenziale altissimo, in quanto l’ottenimento dello stesso è un diritto, sancito per legge, di ciascun lavoratore a tempo indeterminato; è inoltre sicuro per chi lo eroga in quanto è garantito dalla busta paga (o dal Tfr accumulato);
  3. l’assenza di #cqs dal mondo di Twitter stride ancora di più se si pensa che, digitando #prestito oppure #prestiti, ma anche #mutuo piuttosto che #finanziamenti, le offerte di credito fioccano quotidianamente da ogni angolo d’Italia.

Forza!, sdoganiamo le Cqs su Twitter.