6 euro al mese per proteggersi dai ladri in provincia di Forlì Cesena, solo 4 a Ravenna

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Non vorrei fare l’avvocato del Diavolo, ma credo sia giunto il momento di spezzare una lancia in favore delle polizze contro i furti in casa.

Partiamo dai dati – allarmanti – diffusi recentemente dal Censis, che hanno avuto ampio risalto su tutti i quotidiani locali (clicca qui per leggere gli articoli pubblicati dal Resto del Carlino o da Forlì Today): nella provincia di Forlì Cesena i furti sono aumentati del 312% nell’ultimo decennio, primato assoluto in Italia. Non se la passa meglio la provincia di Ravenna, che con i suoi 7 furti per ogni 1.000 residenti si piazza al quarto posto della graduatoria nazionale.

A fronte di questa esplosione di reati, ci si può immaginare che il costo delle polizze assicurative sia schizzato alle stelle,  e invece..

Invece, se faccio due conti, scopro che per garantire un appartamento di 100 mq a Forlì sono sufficienti 6 euro al mese, a Ravenna addirittura 4 euro.

Visto l’aria che tira, è un piccolo investimento che vale la pena considerare, almeno fino a quando l’allarme sicurezza non sarà rientrato in limiti accettabili.

Perché serve

Lo sapevi?

  • In Italia ogni 3 minuti si verifica un furto in un appartamento con un danno medio di 4.000€ (fonte Ministero dell’Interno; Indagine Istat 2012 sulla sicurezza dei cittadini);
  • Spesso si sottovalutano i danni che i ladri provocano in casa durante un furto, come ad esempio il danneggiamento di mobili, porte e finestre.

Per informazioni o per sottoscrizione polizza, vai alla pagina Contatti.

 

 

 

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Come buttare 20 euro nel cestino, con un libretto Unicredit Banca

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Che fare, se dal fondo di un cassetto salta fuori un libretto di risparmio dimenticato lì da anni e contenente poche decine di euro? Sicuramente, non recarsi in banca per chiuderlo. Cioè quello che ha fatto, pochi giorni fa, una mia cliente di Forlì.

La quale, invitata da Unicredit a recarsi in agenzia per adempiere all’Adeguata verifica della clientela (decreto legislativo 231/2007), porta con sé il suo libretto, inutilizzato dal maggio del 2005 (quando prelevò 100 euro e lasciò in deposito appena 21 euro e 73 centesimi), decisa a chiuderlo.

“Non c’è problema”, risponde la solerte impiegata Unicredit. Che in men che non si dica aggiunge sei nuovi movimenti al libretto e porta il saldo finale a 0 euro tondi.

Poi conclude: “Signora, le interessa aprire un conto corrente qui da noi?”, senza accorgersi che la cliente era già scappata a gambe levate.

Nota dello scrivente: io ho provato a capire quali fossero le spese addebitate, ma ahimè le causali riportate a fianco di ogni movimento (per la precisione: SMI e SRE) erano indecifrabili, in quanto non comprese nella legenda stampata sul libretto. I misteri delle banche italiane..     

Riqualificazione energetica: ancora 7 settimane di tempo per dare una sforbiciata alle proprie tasse; e chi non ha liquidità, chieda un prestito

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Il decreto legge n. 63/2013 ha prorogato al 31 dicembre 2013 la detrazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Inoltre, lo stesso decreto ha innalzato dal 55% al 65% la percentuale di detraibilità delle spese sostenute nel periodo che va dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del decreto) al 31 dicembre 2013. Dal 1° gennaio 2014 (per i condomini dal 1° luglio 2014) l’agevolazione sarà invece sostituita con la detrazione fiscale del 36% prevista per le spese di ristrutturazioni edilizie.

Tradotto: chi ancora non ha provveduto a riqualificare la propria abitazione dal punto di vista energetico, ha ancora 7 settimane a disposizione per farlo; dopodiché, dovrà dire addio ad una agevolazione più unica che rara. Eh già, perché una detraibilità al 65% vuole dire che, ogni 10.000 euro spesi, 6.500 euro verranno recuperati, nell’arco di 10 anni.

Una condizione talmente vantaggiosa che, pur di non lasciarsela sfuggire, converrebbe addirittura domandare un prestito personale.

Facciamo due conti: se una famiglia prende 10.000 euro di prestito finalizzato alla riqualificazione dell’immobile, ad un tasso del 9,96% (media stimata oggi in Italia) e con una durata di 84 rate (7 anni), pagherà una rata di 180 euro al mese (arrotondata per eccesso). Ciò significa che in 7 anni verserà alla banca 5.000 euro circa di interessi. Una cifra inferiore ai 6.500 che invece andrà e recuperare grazie a questo straordinario incentivo.

Morale della favola: piuttosto che lasciarsi sfuggire questa opportunità, che – ripeto – sarà disponibile per altre 7 settimane, converrebbe chiedere un prestito personale. Sempre che venga concesso, è evidente.

Questi gli interventi interessati:

  • Riqualificazione energetica di edifici esistenti (valore massimo della detrazione fiscale 100.000 euro);
  • Interventi sugli involucri degli edifici (max. 60.000 euro);
  • Installazione di pannelli solari (max. 60.000 euro);
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (max. 30.000 euro).

“Una casa alle giovani coppie” (parte seconda): nella rossa Emilia Romagna un pannello solare vale più di un bambino

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“Una casa alle giovani coppie”, preferibilmente senza figli.

Col senno di poi, sarebbe stato questo il titolo più adatto del bando regionale che si è chiuso il 12 settembre e che metteva a disposizione dei richiedenti un minimo di 20.000 euro per l’acquisto della casa.

Del fatto che, su 413 domande complessive, dalla Romagna (cioé dalle provincie di Forlì Cesena, Rimini e Ravenna) ne siano arrivate appena 46, abbiamo già scritto nel post della settimana scorsa.

Ma che di questi 46 nuclei familiari romagnoli, 34 siano senza figli e solo 12 con, beh, questo è un dato impressionante. Ma non casuale.

Chi avesse voglia di leggersi il bando scoprirebbe che l’importo del contributo di 20.000 euro sarebbe stato aumentato di 3.000 euro in caso di alloggio realizzato con tecniche costruttive rispettose dell’ambiente e del risparmio energetico (delibera dell’Assemblea Legislativa n. 156/2008) e di ulteriori 2.000 euro per le famiglie con almeno un figlio.

Ciò significa che:

  • Visto che 3.000 euro sono più di 2.000 euro (dato inconfutabile), per la Regione è più importante prendere sotto braccio determinate società edili (molte cooperative) che hanno costruito abitazioni con certi requisiti anziché privilegiare le famiglie con figli (che spesso sono proprio quelle che, per necessità, devono acquistare abitazioni meno “performanti” dal punto di vista energetico);
  • Allo stesso tempo chi ha confezionato il bando ritiene evidentemente che un incentivo di 2.000 euro ai genitori con figli sia sufficiente a dargli pari opportunità (finanziariamente parlando) rispetto a chi bambini non ne ha. Roba da matti.

E i risultati sono lì a testimoniarlo: l’elenco delle richieste di contributo conta esattamente 413 nominativi; di questi, come detto, solo una dozzina giungono da genitori con figli che abitano in Romagna (6 sono a Forlì, 2 a Faenza e 4 a Rimini e provincia).

Su un francobollo sovietico anni ’50 c’era scritto: “Grazie, caro Stalin, per i nostri bambini felici”. Nelle terre rosse dell’Emilia Romagna ci si è dimenticati anche di quello.

“Una casa alle giovani coppie” (parte prima): dalla Romagna poche richieste; a Forlì è atteso il tosaerba di Nonno Pig

Il 12 settembre la Regione Emilia Romagna ha pubblicato nomi e cognomi di chi ha richiesto il contributo attraverso il bando “Una casa alle giovani coppie ed altri nuclei famigliari”. In tutto, sono 413, consultabili sul sito http://www.accasiamoci.it.

Il primo dato che colpisce è la disparità tra Emilia e Romagna. Da quest’ultima area sono giunte solamente 46 richieste su 413, pari all’11% esatto, così ripartite: 18 domande dalla provincia di Forlì Cesena, 14 da Rimini e 14 da Ravenna. E dire che la Romagna, in termini di popolazione assoluta, pesa per il 25% sul totale della Regione (dato Istat aggiornato all’1 gennaio 2013).

Sicuramente ha inciso, sull’esito finale, il fatto che nelle aree terremotate dell’Emilia si potesse presentare richiesta di contributo dal 6 giugno 2013 fino al 3 settembre 2013, mentre nel resto della Regione tutte le domande avrebbero dovute essere inviate nella giornata del 3 settembre.

Ma non credo sia l’unico motivo, visto che 20.000 euro di finanziamento per acquistare casa (30.000 per le aree colpite dal sisma) fanno gola a chiunque abbia intenzione di acquistare casa.

Questa mattina ho quindi deciso di salire in auto e fare un giro nelle aree immediatamente circostanti l’ufficio, che si trova in Viale Gramsci a Forlì. Volevo andare a vedere di persona alcuni degli interventi edilizi in cui è possibile spendere questo bonus di 20.000 € (nella sola provincia di Forlì Cesena c’erano oltre 150 unità immobiliari in cui spendere questo contributo dell’Emilia Romagna).  

  1. Prima tappa: Via Cerchia. La strada misura tra il chilometro e il chilometro e mezzo, qui dovrebbe trovarsi un blocco di 8 appartamenti su cui era possibile, fino a qualche giorno fa, richiedere i 20.000 euro di contributo. La percorro interamente avanti a indietro, ma senza fortuna: vedo infatti parecchi cartelli “vendesi” ma nessuna indicazione più precisa. D’altronde il numero civico, sul bando regionale, non è indicato, segno che certamente si tratta di immobili in costruzione. Ripercorro Via Cerchia una seconda volta, ai 30 km/h, e finalmente individuo l’intervento, grazie ad una piccola insegna con la scritta “Immobiliare Geco’s”, che gestisce la vendita di questo complesso di proprietà della Soldini & Associati Srl (in realtà il binomio Soldini-Geco’s ha piazzato in questo elenco regionale ben 65 immobili invenduti, tutti siti in Forlì: per questi 65 immobili sono arrivate solo 2 richieste di contributo, una per questo complesso di Via Cerchia e una per un altro intervento edilizio in Via dell’Omo).P1050595
  2. Seconda tappa: Via Piave 19/e e 19/w. Qui la ricerca è più semplice, perché il civico è indicato. I due appartamenti costruiti dalla Euro Forlì Immobiliare Srl fanno parte di un complesso gradevole alla vista e in larga parte già abitato. L’ufficio vendite è gestito da un’agenzia immobiliare di Faenza denominata ABI (sì, proprio come il codice bancario). A non essere pervenuto non è il CAB, bensì le richieste: scorro infatti l’elenco delle domande di contributo e scopro con stupore che nessuno ha chiesto i 20.000 euro per comprare queste due abitazioni. Nonostante 20.000 euro siano tanti soldi, nonostante Via Piave sia a due passi da Porta Schiavonia, nonostante il complesso sia già in funzione.P1050591
  3. Terza tappa: Via Trentola. Dopo un po’ di peregrinare nella campagna forlivese, alzo bandiera bianca. Trovare un cantiere in costruzione (o costruito), senza numero civico, in una strada lunga 10 chilometri e più qual è Via Trentola, è più dura di quanto immaginassi (e forse lo era anche per chi avrebbe dovuto chiedere il contributo di 20.000 euro: per questi appartamenti della Soldini & Associati sono arrivate zero richieste). Salto alla tappa successiva.
  4. Quarta tappa: Via Massimiliano Kolbe (traversa di Via Due Ponti). In questo caso vado a colpo sicuro, perché il bando regionale esplicita il numero civico: 75. Siamo nella frazione di Roncadello. Mi accoglie una palazzina lasciata lì senza porte né finestre, che si affaccia su un ampio parcheggio. Vuoto.

Sorrido pensando che, per tagliare l’erba alta davanti all’ingresso condominiale (vedi foto), ci vorrebbe Beezy, il trattore- tosaerba di Nonno Pig. A meno che qualcuno non pensi che i clienti ragionino come Papà Pig: “A me piace l’erba alta: ha il fascino del selvaggio”. Ma ahimé è un sorriso amaro: il mio lavoro di consulente del credito sarebbe proprio quello di erogare mutui e prestiti ai potenziali acquirenti di questi immobili.

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Alla fine, torno in ufficio con un interrogativo in più: ma se gli operatori immobiliari (imprese edili e/o agenzie immobiliari) avessero investito qualche denaro in un bel cartellone pubblicitario con su scritto “Qui bonus di 20.000 euro”, siamo sicuri che qualche cliente in più non sarebbe arrivato?

Mutui: il punto di vista di 4 storiche agenzie immobiliari della Romagna, da Imola a Forlì

Innanzitutto un ringraziamento ai quattro professionisti immobiliari, che elencherò in rigoroso ordine alfabetico, i quali si sono resi disponibili a rispondere alle seguenti domande, aiutandoci a comprendere cosa sta succedendo al mercato del credito immobiliare, sceso – o forse bisognerebbe dire “affossato” – di un 50% circa in pochi anni.

ANDREA ALBERANI

Agenzia La Rondine (oltre che vice presidente Fiaip Ravenna)

Piazzale Sercognani, 3; 48018 Faenza (RA)

MATTEO GUERRINI

Dama Immobiliare

Viale Salinatore, 36; 47121 Forlì (FC).

IADER MENGOLI

Cristal Immobiliare

Via Selice, 13/A; Imola (BO)

ANTONELLA VALGIMIGLI

La Piazza

Via Garavini, 15; 48014 Castel Bolognese (RA).

Fino al 2008 la gente diceva: una rata di mutuo costa quanto un canone di locazione, o poco di più, e quindi acquistava casa; oggi le rate applicate dalle banche sono le stesse di allora (vedi tabella)  ma le vendite sono dimezzate: perché?

Andrea Alberani: “Innanzitutto le banche erogavano più facilmente e con meno garanzie; oggi fanno più selezione e questo frena molto”.

“Inoltre gli affitti si sono adeguati ad un mercato calante e quindi sono scesi, ciò significa che la forbice tra rata di mutuo e canone di locazione si è comunque allargata. Oggi capita addirittura che qualche proprietario di casa, per tenersi buono l’inquilino, gli proponga un abbassamento del canone ad affitto in corso”.

“Infine c’è la percezione diffusa che lo Stato si rivalga soprattutto sulla casa per fare cassa”.

Matteo Guerrini: “Nel 1996, circa l’82% degli italiani era proprietario di casa, perciò il potenziale mercato era del 18%, con una percentuale di italiani del 3% inseriti nella fascia di povertà. Dieci anni dopo, cioè nel 2006, la percentuale di italiani proprietari era salita al 92% e quelli che avevano superato la soglia della povertà il 6%. In altre parole, il mercato delle prime case si stava già esaurendo”.

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Matteo (nella foto) guida insieme al padre l’agenzia immobiliare Dama di Forlì, situata nei pressi di Porta Schiavonia

Iader Mengoli: “Il ragionamento di sostituire la rata dell’affitto con quella del mutuo fila addirittura più oggi che allora, perché i prezzi delle case sono scesi rispetto a qualche anno fa. Io non ho mai venduto case da 50.000 euro: oggi a Massa Lombarda, con quella somma, si può comprare anche un appartamento con due camere usato”.

Antonella Valgimigli: “Perché l’erogazione del mutuo è più difficile e spesso copre solo il 70% del valore di un immobile; inoltre le banche sembrano gradire solo un certo tipo di clienti, vale a dire due dipendenti a tempo indeterminato, a patto che non lavorino nel settore edile.. Oggi guardano con più attenzione all’azienda in cui lavorano i richiedenti un mutuo”.

Il crollo delle compravendite  è quindi da imputare principalmente agli istituti di credito?

Iader Mengoli: “Le banche hanno un ruolo chiave, in quanto non vogliono dare mutui. Ed è cosa diversa dal ‘non dare mutui’. Oggi c’è la volontà di non concederli e questo significa che il cliente viene addirittura disincentivato dal farlo. In realtà questo meccanismo è sempre esistito, ma oggi è ancora più accentuato”.

Antonella Valgimigli: “No, questo lo si è pensato solo per un certo periodo, allo stesso modo in cui quest’anno si pensava che il rallentamento fosse dovuto all’attesa pre-elettorale. La realtà invece è che la gente non cerca proprio più. Da metà dicembre il telefono dell’agenzia ha smesso di suonare”.

Si può definire l’identikit del cliente tipo che ancora entra in agenzia per comprare un’abitazione?

Andrea Alberani: “Noi come Rondine oggi vendiamo quasi esclusivamente a clienti che il mutuo non lo fanno, o se lo fanno è di importo molto contenuto. Sono spariti quelli del mutuo trentennale. Quindi, per rispondere alla domanda, il cliente tipo è quello che ha ricevuto una somma in eredità oppure che ha venduto il proprio immobile e ora deve ricomprare. O in alternativa la giovane coppia coi genitori alle spalle a finanziare l’operazione. Addirittura in certi casi sono direttamente i genitori che entrano in agenzia per chiedere informazioni per i figli, proprio perché sono loro a gestire il portafoglio”.

Matteo Guerrini: “Chi ancora acquista è il proprietario di un ‘due camere’ che vuole passare alle ‘tre camere’, oppure il proprietario di un appartamento grande che vuole passare alla villa/villetta. Tutta gente che ha acquistato in lire oppure a cavallo tra lire ed euro e che perciò è riuscita a fare cassa in questo passaggio. Le giovani coppie invece entrano sempre meno in agenzia. Certi beni, infine, sono diventati difficilmente vendibili: penso al monolocale/bilocale, specialmente se costruito recentemente, oppure agli appartamenti datati e poco efficienti dal punto di vista energetico. Per fortuna noi come Dama Immobiliare abbiamo puntato di più sui clienti privati che sui costruttori e questa politica sta pagando”.

Iader Mengoli: “Direi due stipendi e risparmi da parte. Benché sia ormai evidente che anche chi vuole e chi può acquistare sta comunque fermo, un po’ per il ‘terrorismo mediatico’ a cui siamo sottoposti e un po’ perché l’offerta immobiliare è diventata enorme e crea una gran confusione sui prezzi reali. E’ sparito invece il cliente da mutuo al 100 per cento, che stava in affitto col desiderio di cambiare”.

Antonella Valgimigli: “Sì, chi è già proprietario e vuole cambiare casa, perché la vuole più grande o più piccola, a seconda delle esigenze. Oppure chi può permettersi la casa di un certo tipo, con metrature importanti. E’ invece venuta a mancare il cliente che cercava l’appartamento da 180.000 euro, con due camere, bagno e  garage. Era quella fascia media che faceva muovere il nostro mercato”.

Antonella Valgimigli

Antonella Valgimigli è da oltre 15 anni un riferimento per il mercato immobiliare di Castel Bolognese

Mediamente quanti clienti che acquistano casa tramite la sua agenzia si finanziano tramite mutuo?

Matteo Guerrini: “Fino a 5 o 6 anni fa la metà circa della clientela stipulava mutui al 100%, mentre oggi questa tipologia di operazione non dico si sia esaurita ma si è drasticamente ridotta. Resta un 30/40% che prende il mutuo, all’80% o poco meno del prezzo dell’immobile; il restante acquista con mezzi propri oppure con prestiti di piccolo taglio”.

Iader Mengoli: “La proporzione non è cambiata, rispetto agli anni passati”.

Antonella Valgimigli: “Fino a qualche anno fa il mutuo lo prendevano quasi tutti, 1 su 10 non lo faceva. Oggi invece potrei dire che 3 o 4 su 10 non si servono della banca e saldano con mezzi propri”.

Questo calo delle compravendite è compensato dall’aumento degli affitti?

Andrea Alberani: “Sì, magari avessimo altre case da affittare! C’è grande richiesta, 3 o 4 tutti i giorni, e spesso questa richiesta supera l’offerta di immobili effettivamente disponibili”.

Matteo Guerrini: “In parte sì, anche se la quantità di tempo che se dedica all’affitto è simile a quella della compravendita, ma con un ritorno in termini economici molto meno soddisfacente. Il problema comunque è che la gente non ce la fa più e anche questo mercato ne risente”.

Iader Mengoli: “No. Anche perché Imola, che rappresenta il nostro bacino d’utenza, era a regime in termini di affitto qualche anno fa come lo è anche oggi, quindi non c’è nemmeno il margine per una crescita. Anzi, molti inquilini che erano in affitto sono addirittura tornati a casa, con la famiglia d’origine intendo, perché non riuscivano più a fare fronte al canone. In pratica non c’è aumento, però affittare nella nostra zona, anche selezionando, è sempre semplice”.

Antonella Valgimigli: “Fino a fine 2012 sì, abbiamo affittato tantissimo: adesso neanche quello. Perché in fondo c’è sempre più gente che non paga e quindi aumenta la sfiducia”.