Vuoi pagare meno tasse? Fatti una pensione integrativa

back-taxes-help

Le tasse, si sa, sono il cruccio degli italiani. Un po’ perchè sono oggettivamente alte – i dati in questo senso sono sconfortanti -, un po’ perchè i servizi che si ricevono in cambio sono talvolta inadeguati.

Ma c’è un modo perfettamente legale per abbassare i proprio redditi (siano essi da lavoro dipendente, autonomo o reddito d’impresa) e quindi pagare meno tasse, cioè versare denaro in una pensione complementare.

La previdenza integrativa (o pensione complementare) comprende tutti quei prodotti che permettono di costruire una pensione destinata ad integrare quella pubblica obbligatoria.

Lo Stato, per andare incontro a chi fa questa scelta, ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali che riguardano:

  • Il versamento dei contributi
  • I rendimenti generati dalla gestione
  • Le prestazioni offerte dalle forme pensionistiche, sia durante il periodo di versamento (anticipazioni e riscatti) che al momento del pensionamento (rendita pensionistica o capitale maturato).

Qui ci limitiamo ad esaminare il primo punto, quello relativo alla contribuzione.

Puoi dedurre dal tuo reddito complessivo i contributi che hai versato, fino al limite di 5.164,57 € all’anno. Tale importo comprende anche l’eventuale contributo del tuo datore di lavoro e i versamenti che puoi avere effettuato a favore dei soggetti fiscalmente a tuo carico; è esclusa la quota del TFR. L’agevolazione fa diminuire l’imposta che devi pagare in base al reddito.

Facciamo un esempio:

  • Il sig. Rossi è un lavoratore dipendente che non aderisce alla previdenza complementare; nell’ipotesi in cui il suo reddito lordo sia di 30.000 euro, la tassazione sulla base delle aliquite IRPEF attualmente in vigore è pari a 7.7.20 euro.
  • il sig. Bianchi è un lavoratore dipendente con lo stesso reddito annuo lordo che aderisce a una forma pensionistica complementare versando un contributo pari al 4% del reddito e cioè 1.200 euro.
  • il sig. Bianchi deduce l’importo del suo versamento dal reddito imponibile, che risulta quindi pari a 28.800 euro. La tassazione sulla base delle aliquite IRPEF attualmente vigenti è pari a 7.264 euro. In sintesi, il sig. Bianchi aderendo alla previdenza complementare ha beneficiato in quell’anno di una riduzione del carico fiscale di 456 euro.

Per ricevere ulteriori informazioni o per richiedere un appuntamento, spostati sulla pagina “Contatti“.

 

 

Annunci

Polizze connesse ai mutui: 6 cose da sapere

La copertura Incendio va considerata come una tutela fondamentale, se si pensa che ogni anno in Italia vengono registrati ben 1.500 incendi di abitazioni con danni gravissimi.

Chiunque abbia stipulato un mutuo per l’acquisto della casa sa che c’è l’obbligo di assicurare l’immobile per danni da incendio e scoppio: la polizza può essere fatta in banca (in questo caso la banca funge da intermediario tra il cliente e la compagnia assicurativa) oppure sottoscritta direttamente con un’agenzia assicurativa di proprio gradimento.

La scelta dovrebbe essere libera, ma a volte accade che le banche forzino la mano e impongano ai clienti la loro assicurazione (l’Ivass ha bacchettato più volte gli istituti di credito in questo senso, già a partire dal decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201).

L’obiettivo di questo post è fare luce su 6 punti fondamentali delle polizze incendio abbinate ai mutui, in modo che il Cliente possa avvicinarsi a questo prodotto in modo consapevole:

  1. Innanzitutto, qual è l’importo esatto della garanzia? Verificare che il valore assicurato sia in linea con il valore reale dell’abitazione, altrimenti – in caso di sinistro – si rischia una forte penalizzazione, a causa dell’applicazione della regola proporzionale.
  2. Alcune banche chiedono che la polizza incendio venga pagata in via anticipata per tutta la durata del finanziamento, decurtando l’importo dell’assicurazione da quello del mutuo. In questi casi l’importo della garanzia è inizialmente pari a quello del mutuo (quindi sensibilmente inferiore al valore della casa) e poi addirittura decresce con il passare degli anni. Tradotto in euro, se acquisto un appartamento di 150.000 euro e faccio 100.000 euro di mutuo, la polizza mi coprirà inizialmente 100.000 euro; poi, se dopo dieci anni il debito residuo sarà sceso a 70.000 €, anche la polizza coprirà un massimo di 70mila. Una somma largamente insufficiente per un appartamento pagato 150.000 euro.
  3. La polizza incendio abbinata al mutuo ha sempre un vincolo a favore della banca: ciò significa che, se si verifica un sinistro, viene risarcito l’istituto di credito in qualità di beneficiario, non il mutuatario.
  4. La polizza incendio abbinata al mutuo genera la falsa convinzione di aver tutelato sia il fabbricato (locali) che il loro contenuto; in realtà, gli unici danni coperti sono quelli del fabbricato (lo stesso tipo di protezione viene offerto dalla garanzia incendio che copre il condominio).
  5. Al giorno d’oggi i danni maggiori alle abitazioni provengono dai fenomeni metereologici particolarmente violenti: nevicate, grandinate, nubifragi, trombe d’aria, ecc. Tutte situazioni che non sono comprese nella “classica” polizza incendio, ma andrebbero inserite come garanzia aggiuntiva. La buona notizia è che questa estensione assicurativa costa poco (20 € all’anno per un appartamento di medie dimensioni).
  6. Infine il ricorso terzi. Chi è costui? Questa garanzia consente di tutelare i Clienti nel caso in cui risultassero responsabili per i danni da incendio causati ai beni altrui. E’ una garanzia fondamentale, se si considera che fiamme e fumo possono propagarsi velocemente e molto spesso causare danni anche ingenti alle strutture comuni, ad appartamenti attigui ed a strutture circostanti. Credeteci o no, quasi tutte le polizze incendio abbinate al mutuo non comprendono il ricorso terzi.

Morale della favola: se avete un’unica polizza sulla casa, ed è quella fatta obbligatoriamente con il mutuo, sarebbe bene tirarla fuori dal cassetto e leggerla; potreste scoprire di essere sottoassicurati. Come si dice, prevenire è meglio che curare.

Per una consulenza gratuita e senza impegno sul tuo contratto assicurativo, vai alla pagina Contatti.

Oroscopo mutui 2017: brinda chi ha un mutuo a tasso variabile

trading-places-dan-aykroyd-eddie-murphy

Chi ha un mutuo a tasso variabile può sorridere: i rialzi si prevedono molto contenuti. Nella foto: i due protagonisti del film “Trading Places” (Una Poltrona per Due).

Non occorre guardare dentro la sfera di cristallo per sapere (con una certa approssimazione, sia chiaro) quale sarà l’evoluzione delle rate di mutuo a tasso variabile nei prossimi anni: basta dare uno sguardo a quel che accade al LIFFE di Londra, uno dei principali mercati mondiali che rappresenta le aspettative degli operatori sulle materie prime e sui tassi di interesse, come nel caso dell’Euribor 3 mesi, prevedendone l’andamento per i successivi 5 anni.

Oggi l’Euribor 3 mesi, in base al quale vengono conteggiate la maggior parte di rate di mutuo, è attestato a quota -0,318%.

Queste le previsioni per i prossimi 5 anni.

  • Dicembre 2017: -0.245%
  • Dicembre 2019: +0,020%
  • Dicembre 2021: +0,610%

Tradotto in euro, significa che se oggi pago 530 euro al mese per un mutuo di 100.000 euro in 20 anni, in futuro sborserò quanto segue:

  • Dicembre 2017: 540 euro
  • Dicembre 2019: 550 euro
  • Dicembre 2021: 580 euro

Cifre peraltro arrotondate per eccesso.

Ribadisco: sono previsioni. Previsioni però sulle quali scorrono quotidianamente fiumi di denaro.

E chi ha in mano un contratto di mutuo a tasso fisso? Dipende dalla data di stipula. Se il prestito ipotecario è iniziato quest’anno, avrà sicuramente condizioni straordinarie, soprattutto in prospettiva di lungo termine. Chi invece ha contratto un mutuo a tasso fisso negli anni passati, farebbe bene a darci un’occhiata: è possibile che con una surroga vada a migliorare di molto l’attuale situazione.

Per informazioni o domande, c’è la pagina Contatti.

 

 

In Italia spariscono più di 300 auto al giorno: ecco le 3 polizze per proteggersi

furto-auto

Tredici automobili sparite ogni ora. Per un totale giornaliero di 312 vetture rubate. Sono i dati ufficiali forniti dalla Polizia di Stato (che ha raccolto tutte le denunce) riguardo il “business” dei furti d’auto nel 2105. Anno che ha visto un totale di auto rubate di 114.121 a fronte delle 120.495 sottratte nel 2014.

La situazione per tipologia e numero di auto rubate è eterogenea, con differenze significative da regione a regione, ma le utilitarie continuano ad essere le preferite dai ladri, specialmente quelle del gruppo FCA. In testa c’è la Fiat Panda: da gennaio a dicembre, sono state 11.632 quelle prese di mira dai topi d’auto, con una percentuale di ritrovamenti del 56%.

Vediamo ora, dal punto di vista assicurativo, quali sono le contromisure che si possono prendere, per tuterlarsi da questi delinquenti.

FURTO INCENDIO. E’ la classica formula abbinata alla RC Auto: il suo risarcimento si basa sul valore commerciale della vettura nel momento del “fattaccio”. Ciò vuol dire che, anche dopo appena tre anni, la cifra che ci si vede effettivamente restituire rischia di essere la metà di quella sborsata. E se la somma che si recupera non basta a coprire il debito residuo – nel caso in cui si abbia un prestito auto in corso -, per chi sta pagando le rate sono dolori.

VALORE A NUOVO. Le polizze che invece restituiscono tutto sono di due tipi: quelle definite “valore a nuovo” e le cosiddette “gap” (vedi pagagrafo successivo). Entrambe hanno l’obiettivo di permettere all’automobilista il recupero di quanto aveva sborsato per la vettura nuova in caso di furto, incendio o danno che ne comporti la distruzione. Mentre le prime, in genere, durano da 6 a 24 mesi, le seconde – se la casa lo contempla – possono venire aggiunte a integrazione di quanto rimborsa la polizza furto incendio e sono attive anche 4 anni dopo l’acquisto.

Le assicurazioni con valore a nuovo rimborsano l’importo pagato per l’auto (optional inclusi) e indicato nella fattura d’acquisto. Questa formula non si traduce nella consegna di un assegno o di un accredito in banca, bensì nell’ordine di una nuova vettura che costi almeno quanto quella vecchia (cedendo al commerciante la proprietà del rottame). A incassare il risarcimento sarà il venditore; l’automobilista dovrà accollarsi, in base al contratto, le spese di immatricolazione e la differenza prevista dallo scoperto.

In genere queste polizze vengono proposte per l’acquisto di vetture nuove, meno spesso per quelle usate (con limiti di anzianità o di durata delle rate).

GAP. Per tutelare ancor meglio i propri clienti, alcune case propongono di stipulare, oltre alla polizza che rimborsa secondo la formula valore a nuovo, anche un’assicurazione aggiuntiva: la gap. Questa copertura è più cara, ma dura più a lungo e consente spesso di garantirsi per tutta la durata del finanziamento, colmano la differenza (il “gap” appunto”) tra la somma rimborsata dalla polizza principale e il prezzo dell’auto quando era nuova.

Per informazioni su polizze Rca comprensive di furto incendio, vai alla pagina Contatti.

 

 

 

Il garante di un finanziamento è libero di accedere al credito?

come-evitare-di-essere-truffati-quando-si-firma-contratto-daffitto-spagna-809c95cd712ecf056e41065451065120

Se faccio da garante per un mutuo – o per un prestito – posso a mia volta chiedere un finanziamento? Oppure la firma a garanzia mi creerà impedimenti? Domande gettonatissime tra i futuri fideiussori.

La risposta sta a metà strada.

Il garante potrà avere accesso al credito se si avverano le seguenti condizioni:

  1. il mutuo – o il prestito – per il quale si è prestata la garanzia deve essere pagato bene, cioè con regolarità (una o due rate pagate in ritardo sono sufficienti per spedire nella lista dei “cattivi pagatori” sia l’intestatario che il garante);
  2. naturalmente devono essere rispettati i tempi di pagamento anche di eventuali altri impegni assunti;
  3. il reddito percepito dal garante è sufficientemente capiente da contenere una nuova rata, da affiancare a quelle già presenti. E qui si entra nel campo della discrezionalità delle banche e delle finanziarie a concedere credito.

In linea generale – e fatto salvo quanto scritto ai punti 1 e 2 – si può affermare che mettere una firma a garanzia oggi non crea particolari impedimenti se un domani si vuole accedere al credito al consumo, per acquistare ad esempio un elettrodomestico, un’auto o l’arredamento.

Discorso diverso se in futuro si intende sottoscrivere un mutuo o un prestito personale: in quel caso è da mettere in conto che l’istituto di credito, valutata l’eccessiva esposizione del soggetto richiedente, possa richiedere un garante. Vorrà dire che la persona a cui oggi abbiamo fatto da garante, domani avrà l’opportunità di ricambiare il favore..

SULL’ARGOMENTO LEGGI ANCHE:

Mutui ipotecari: i garanti possono recedere dal contratto?

Il garante del mutuo mette in gioco anche la sua casa?

Il garante del mutuo mette in gioco anche la sua casa?

181411323-d2b76aa6-8c71-47f4-8105-9a15b4733190

Accade spesso ai richiedenti mutuo di sentirsi rispondere dalla banca: “Sì, ma serve una firma a garanzia”. Solitamente, quella dei genitori.

Se dovessi fare una graduatoria delle cosiddette FAQ (Frequently Asked Questions, ovvero le domande poste più frequentemente, in questo caso dai candidati garanti), al primo posto ci sarebbe questa: “Ma se accetto di fare il garante, la banca può prendersi anche la mia casa (intesa come quella di proprietà dei fideiussori)?

Io in genere rispondo così: “La banca mette ipoteca sull’immobile di suoi figlio/a, non sulla sua” (*). Questo per dire che, in caso di default del mutuatario (cioè se smette di pagare le rate), la banca proverà a recuperare il suo credito rivalendosi in primo luogo sull’abitazione che ha finanziato e ipotecato. A meno che, naturalmente, il garante non faccia da garante (cioè quello per cui è stato chiamato a firmare) e quindi accetti di sostitursi al mutuatario nel pagamento delle rate.

Esaminiamo però un altro caso, quello in cui l’immobile finisce all’asta ma il ricavato non è sufficiente ad estinguere il debito maturato con la banca. Può accadere quando si è stipulato un mutuo al 100% e in seguito l’appartamento si è deprezzato più velocemente rispetto all’ammortamento del mutuo. Cosa succede in questo caso? L’istituto di credito cercherà di colmare questa differenza pignorando un quinto dello stipendio al mutuatario o in alternativa al fideiussore.

Appigliarsi all’immobile di proprietà del garante (e qui torniamo alla domanda iniziale) è l’extrema ratio: in linea teorica non si può escludere, ma in 13 anni di attività non l’ho mai visto. D’altronde il codice civile parla chiaro: “la fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore” (art. 1941. Limiti della fideiussione). Per concludere, è difficile pensare che una o più trattenute in busta paga e/o la vendita forzata di un immobile non siano sufficienti a mettersi in pari.

(*) esistono anche mutui erogati con l’estensione ipotecaria, ovvero con l’ipoteca su due immobili, ma sono rarità e vengono comunque concordati preventivamente con il cliente.

SULL’ARGOMENTO LEGGI ANCHE:

Mutui ipotecari: i garanti possono recedere dal contratto?

Il garante di un finanziamento è libero di accedere al credito?