Oroscopo mutui 2017: brinda chi ha un mutuo a tasso variabile

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Chi ha un mutuo a tasso variabile può sorridere: i rialzi si prevedono molto contenuti. Nella foto: i due protagonisti del film “Trading Places” (Una Poltrona per Due).

Non occorre guardare dentro la sfera di cristallo per sapere (con una certa approssimazione, sia chiaro) quale sarà l’evoluzione delle rate di mutuo a tasso variabile nei prossimi anni: basta dare uno sguardo a quel che accade al LIFFE di Londra, uno dei principali mercati mondiali che rappresenta le aspettative degli operatori sulle materie prime e sui tassi di interesse, come nel caso dell’Euribor 3 mesi, prevedendone l’andamento per i successivi 5 anni.

Oggi l’Euribor 3 mesi, in base al quale vengono conteggiate la maggior parte di rate di mutuo, è attestato a quota -0,318%.

Queste le previsioni per i prossimi 5 anni.

  • Dicembre 2017: -0.245%
  • Dicembre 2019: +0,020%
  • Dicembre 2021: +0,610%

Tradotto in euro, significa che se oggi pago 530 euro al mese per un mutuo di 100.000 euro in 20 anni, in futuro sborserò quanto segue:

  • Dicembre 2017: 540 euro
  • Dicembre 2019: 550 euro
  • Dicembre 2021: 580 euro

Cifre peraltro arrotondate per eccesso.

Ribadisco: sono previsioni. Previsioni però sulle quali scorrono quotidianamente fiumi di denaro.

E chi ha in mano un contratto di mutuo a tasso fisso? Dipende dalla data di stipula. Se il prestito ipotecario è iniziato quest’anno, avrà sicuramente condizioni straordinarie, soprattutto in prospettiva di lungo termine. Chi invece ha contratto un mutuo a tasso fisso negli anni passati, farebbe bene a darci un’occhiata: è possibile che con una surroga vada a migliorare di molto l’attuale situazione.

Per informazioni o domande, c’è la pagina Contatti.

 

 

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In Italia spariscono più di 300 auto al giorno: ecco le 3 polizze per proteggersi

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Tredici automobili sparite ogni ora. Per un totale giornaliero di 312 vetture rubate. Sono i dati ufficiali forniti dalla Polizia di Stato (che ha raccolto tutte le denunce) riguardo il “business” dei furti d’auto nel 2105. Anno che ha visto un totale di auto rubate di 114.121 a fronte delle 120.495 sottratte nel 2014.

La situazione per tipologia e numero di auto rubate è eterogenea, con differenze significative da regione a regione, ma le utilitarie continuano ad essere le preferite dai ladri, specialmente quelle del gruppo FCA. In testa c’è la Fiat Panda: da gennaio a dicembre, sono state 11.632 quelle prese di mira dai topi d’auto, con una percentuale di ritrovamenti del 56%.

Vediamo ora, dal punto di vista assicurativo, quali sono le contromisure che si possono prendere, per tuterlarsi da questi delinquenti.

FURTO INCENDIO. E’ la classica formula abbinata alla RC Auto: il suo risarcimento si basa sul valore commerciale della vettura nel momento del “fattaccio”. Ciò vuol dire che, anche dopo appena tre anni, la cifra che ci si vede effettivamente restituire rischia di essere la metà di quella sborsata. E se la somma che si recupera non basta a coprire il debito residuo – nel caso in cui si abbia un prestito auto in corso -, per chi sta pagando le rate sono dolori.

VALORE A NUOVO. Le polizze che invece restituiscono tutto sono di due tipi: quelle definite “valore a nuovo” e le cosiddette “gap” (vedi pagagrafo successivo). Entrambe hanno l’obiettivo di permettere all’automobilista il recupero di quanto aveva sborsato per la vettura nuova in caso di furto, incendio o danno che ne comporti la distruzione. Mentre le prime, in genere, durano da 6 a 24 mesi, le seconde – se la casa lo contempla – possono venire aggiunte a integrazione di quanto rimborsa la polizza furto incendio e sono attive anche 4 anni dopo l’acquisto.

Le assicurazioni con valore a nuovo rimborsano l’importo pagato per l’auto (optional inclusi) e indicato nella fattura d’acquisto. Questa formula non si traduce nella consegna di un assegno o di un accredito in banca, bensì nell’ordine di una nuova vettura che costi almeno quanto quella vecchia (cedendo al commerciante la proprietà del rottame). A incassare il risarcimento sarà il venditore; l’automobilista dovrà accollarsi, in base al contratto, le spese di immatricolazione e la differenza prevista dallo scoperto.

In genere queste polizze vengono proposte per l’acquisto di vetture nuove, meno spesso per quelle usate (con limiti di anzianità o di durata delle rate).

GAP. Per tutelare ancor meglio i propri clienti, alcune case propongono di stipulare, oltre alla polizza che rimborsa secondo la formula valore a nuovo, anche un’assicurazione aggiuntiva: la gap. Questa copertura è più cara, ma dura più a lungo e consente spesso di garantirsi per tutta la durata del finanziamento, colmano la differenza (il “gap” appunto”) tra la somma rimborsata dalla polizza principale e il prezzo dell’auto quando era nuova.

Per informazioni su polizze Rca comprensive di furto incendio, vai alla pagina Contatti.

 

 

 

Il garante di un finanziamento è libero di accedere al credito?

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Se faccio da garante per un mutuo – o per un prestito – posso a mia volta chiedere un finanziamento? Oppure la firma a garanzia mi creerà impedimenti? Domande gettonatissime tra i futuri fideiussori.

La risposta sta a metà strada.

Il garante potrà avere accesso al credito se si avverano le seguenti condizioni:

  1. il mutuo – o il prestito – per il quale si è prestata la garanzia deve essere pagato bene, cioè con regolarità (una o due rate pagate in ritardo sono sufficienti per spedire nella lista dei “cattivi pagatori” sia l’intestatario che il garante);
  2. naturalmente devono essere rispettati i tempi di pagamento anche di eventuali altri impegni assunti;
  3. il reddito percepito dal garante è sufficientemente capiente da contenere una nuova rata, da affiancare a quelle già presenti. E qui si entra nel campo della discrezionalità delle banche e delle finanziarie a concedere credito.

In linea generale – e fatto salvo quanto scritto ai punti 1 e 2 – si può affermare che mettere una firma a garanzia oggi non crea particolari impedimenti se un domani si vuole accedere al credito al consumo, per acquistare ad esempio un elettrodomestico, un’auto o l’arredamento.

Discorso diverso se in futuro si intende sottoscrivere un mutuo o un prestito personale: in quel caso è da mettere in conto che l’istituto di credito, valutata l’eccessiva esposizione del soggetto richiedente, possa richiedere un garante. Vorrà dire che la persona a cui oggi abbiamo fatto da garante, domani avrà l’opportunità di ricambiare il favore..

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Il garante del mutuo mette in gioco anche la sua casa?

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Accade spesso ai richiedenti mutuo di sentirsi rispondere dalla banca: “Sì, ma serve una firma a garanzia”. Solitamente, quella dei genitori.

Se dovessi fare una graduatoria delle cosiddette FAQ (Frequently Asked Questions, ovvero le domande poste più frequentemente, in questo caso dai candidati garanti), al primo posto ci sarebbe questa: “Ma se accetto di fare il garante, la banca può prendersi anche la mia casa (intesa come quella di proprietà dei fideiussori)?

Io in genere rispondo così: “La banca mette ipoteca sull’immobile di suoi figlio/a, non sulla sua” (*). Questo per dire che, in caso di default del mutuatario (cioè se smette di pagare le rate), la banca proverà a recuperare il suo credito rivalendosi in primo luogo sull’abitazione che ha finanziato e ipotecato. A meno che, naturalmente, il garante non faccia da garante (cioè quello per cui è stato chiamato a firmare) e quindi accetti di sostitursi al mutuatario nel pagamento delle rate.

Esaminiamo però un altro caso, quello in cui l’immobile finisce all’asta ma il ricavato non è sufficiente ad estinguere il debito maturato con la banca. Può accadere quando si è stipulato un mutuo al 100% e in seguito l’appartamento si è deprezzato più velocemente rispetto all’ammortamento del mutuo. Cosa succede in questo caso? L’istituto di credito cercherà di colmare questa differenza pignorando un quinto dello stipendio al mutuatario o in alternativa al fideiussore.

Appigliarsi all’immobile di proprietà del garante (e qui torniamo alla domanda iniziale) è l’extrema ratio: in linea teorica non si può escludere, ma in 13 anni di attività non l’ho mai visto. D’altronde il codice civile parla chiaro: “la fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore” (art. 1941. Limiti della fideiussione). Per concludere, è difficile pensare che una o più trattenute in busta paga e/o la vendita forzata di un immobile non siano sufficienti a mettersi in pari.

(*) esistono anche mutui erogati con l’estensione ipotecaria, ovvero con l’ipoteca su due immobili, ma sono rarità e vengono comunque concordati preventivamente con il cliente.

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Così uguali, così diverse: le 2 tipologie di polizze vita

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Nella foto: le gemelle Mariana e Camila Davalos

Si fa presto a dire polizza vita. Ma guardando da più vicino, si scopre che sotto questo nome finiscono tali e tanti prodotti da ingenerare spesso confusione.

L’obiettivo di questo post è spiegare in poche, semplici parole cosa si intende con il termine “polizza vita” e come scegliere quella giusta per sè e per la propria famiglia.

La domanda da porsi è questa: vogliamo essere pagati in caso di decesso oppure – come dico spesso ai miei clienti – nel caso “sopravviviamo” alla nostra polizza?

Nel primo caso occorre orientarsi sulla cosiddetta “Temporanea Caso Morte”. Basta scegliere l’importo che gli eredi (o chi per loro) riceveranno in caso di prematura scomparsa dell’assicurato e la durata di questa copertura. Esempio classico è il genitore che sceglie di proteggere i propri figli. Ipotizziamo un capitale assicurato di 50.000 euro, una durata di 20 anni e un’età anagrafica pari alla mia, cioè 42 anni: il premio mensile sarà 17,39 euro al mese. Il premio non subirà variazioni, cioè io pagherò 17,39 euro mese anche quando avrò 50 anni oppure 60 (salvo disdette anticipate). Se lo stesso preventivo lo facesse mia moglie andrebbe a pagare un importo ancora più basso, non solo perchè è più giovane di me (pagherebbe meno anche a parità d’età), ma anche perchè l’aspettativa di vita delle donne è superiore rispetto a quella degli uomini.

E se al termine dei 20 anni sono ancora vivo? Egoisticamente parlando, avrò pagato a fondo perduto (fatto salvo il 19% che avrò recuperato ogni anno come beneficio fiscale). Io però preferisco pensare che quei 17 euro al mese abbiano contribuito non solo a farmi dormire sonni tranquilli, ma anche a formare quei capitali che invece sono stati riconosciuti a chi è stato meno fortunato, e al termine dei 20 anni non è arrivato.

Morale della favola: visto che non siamo noi a stabilire quanti anni camperemo, questa polizza è molto, molto importante per chi ha figli piccoli o comunque non ancora in grado di sostenersi economicamente da sè.

Passiamo al secondo caso, quello in cui si decide di scommettere sul “caso vita”. In questo caso la polizza vita giusta è quella cosiddetta “di risparmio” o “finanziaria”. Questo strumento ci consentirà non solo di rientrare in possesso delle somme versate (noi oppure i nostri eredi), ma percepiremo anche interessi sul capitale maturato. Non mi spingo oltre, perchè in quel caso bisognerebbe dividere le polizze a capitale garantito con quelle no, eccetera eccettera, e non è l’obiettivo di questo post.

In conclusione, questa seconda tipologia di polizze vita è ideale per costruirsi un capitale nel tempo, attraverso versamenti mensili (anche di entità modesta), oppure per difendere e/o incrementare un capitale già esistente. Sono un’ottima soluzione anche per pianificare la successione, in quanto non rientrano nell’asse ereditario e sono esenti dall’imposta di successione (art. 1920 del Codice Civile).

Per informazioni o domande, vai alla pagina Contatti.

 

 

 

Terremoto, auto distrutta: come limitare i guai

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Il paese è sotto choc per il terremoto del 24 agosto scorso nel centro Italia, che ha causato più di 290 vittime. Nella tragedia, trovano spazio anche i problemi che riguardano i proprietari delle auto danneggiate: ecco che cosa fare per limitare i guai.

QUATTRO PUNTI DA CONOSCERE:

  • La polizza Rca obbligatoria non dà automaticamente diritto al risarcimento per i danni da sisma, rimborsati dalla compagnia solo se il veicolo è coperto dalla polizza accessoria e facoltativa “Eventi Naturali” e purchè la voce-terremoto sia  inserita nel contratto.
  • Se l’auto è recuperabile, a Rca può essere sospesa fino a 18 mesi, per poi riattivarla quando si ricomincerà a circolare. Il periodo pagato e non goduto è salvo.
  • La legge prevede che il cliente faccia domanda di sospensione all’assicurazione con la restituzione alla compagnia del certificato assicurativo (più l’eventuale carta verde). In realtà, molte imprese sospendono la Rca anche dietro semplice richiesta.
  • L’auto non è recuperabile? La Rca termina. La classe di merito verrà conservata per cinque anni: se si compra un’altra macchina entro quel lasso di tempo, la classe sarà quella vecchia, e non la più costosa categoria d’ingresso (la quattordicesima).

Il presente articolo è tratto dalla rivista Al Volante, numero di Ottobre 2016, pagina 7.