Finanziamenti a tasso zero per le aziende, purché start up innovative

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Si sente spesso parlare di finanziamenti a tasso zero per i consumatori, per incentivare l’acquisto di beni di consumo quali mobili, elettrodomestici e altro. Più raro che questo tipo di prestiti sia rivolto alle imprese. A colmare questa lacuna ha pensato l’incentivo Smart&Start Italia, attivo dal 16 febbraio 2015. Ma andiamo con ordine.

Con il DM 24 09 2014 il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato più di 200 milioni di euro per il bando Smart&Start Italia. Questo è rivolto alle start-up innovative che intendono realizzare progetti caratterizzati da un significativo contenuto tecnologico e innovativo, e/o mirato allo sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale, e/o finalizzato alla valorizzazione economica dei risultati del sistema della ricerca pubblica e privata.

Possono beneficiare delle agevolazioni:

  • le start up innovative, costituite da non più di 48 mesi;
  • le persone fisiche che intendono costituire una start up innovativa, ivi compresi i cittadini stranieri in possesso del visto start up, purché l’impresa sia formalmente costituita.

Il finanziamento ha una durata massima di 8 anni ed è a costo zero per un importo pari al 70% delle spese e/o costi ammissibili, per somme comprese tra i 100.000 e il milione e mezzo di euro.

E se il l’azienda volesse finanziarsi anche il restante 30%? Nessun problema, a questo ha pensato Artigiancassa, banca del gruppo BNP Paribas, la quale ha sviluppato una soluzione finanziaria dedicata alle start-up innovative che intendono accedere dell’agevolazione ministeriale Smart & Start Italia e finanziarsi l’intero importo.

L’offerta creditizia di Artigiancassa è infatti finalizzata alla copertura di quella parte di spesa non soggetta ad agevolazione, garantendo così la piena realizzazione dell’investimento proposto.

Per informazioni, passa alla pagina Contatti.

Nel “carrello della spesa” imprenditori e artigiani possono mettere liquidità

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Prendete una famiglia che una volta la settimana va al super-ipermercato e riempie il carrello della spesa. Poi immaginate che domani mattina una banca si svegli e lanci sul mercato un nuovo prestito, in base al quale il capofamiglia può richiedere un finanziamento agevolato di importo pari alle spese sostenute negli ultimi 6 mesi per acquisti in generi alimentari e beni di prima necessità (a fronte della presentazione degli scontrini, sia chiaro). Secondo voi, funzionerebbe?

Naturalmente un prodotto finanziario del genere non esiste per le famiglie, ma – udite udite – esiste per le aziende. In questo caso non si parla evidentemente di carrelli della spesa, ma di formazione di scorte (il gommista che acquista uno stock di gomme, il falegname che compra legname all’ingrosso, ecc.), di acquisto di servizi reali, di reintegro del capitale circolante aziendale o di consolidamento passività a breve termine. In altre parole, quelle che sono state le spese sostenute dall’imprenditore o dall’artigiano negli ultimi 6 mesi, per l’acquisto da parte della ditta di beni destinati all’attività produttiva, possono rientrare d’emblée nelle casse della ditta sotto forma di prestito.

L’importo minimo dell’operazione è di 10.000 euro e quello massimo 25.000 euro; queste somme saranno poi da restituire in un arco temporale che va da un minimo di 2 anni ad un massimo di 10. Possono accedere al finanziamento tutte le imprese tranne cooperative, consorzi, società agricole e professionisti (a meno che non abbiano l’iscrizione REA).

Per informazioni e/o richieste, vai alla pagina dei Contatti.

Legge di Stabilità 2015: per qualche euro in più, famiglie e imprese potranno sospendere il mutuo

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“Al fine di consentire di allungare il piano di ammortamento dei mutui e dei finanziamenti per le famiglie e le micro, piccole e medie imprese individuate dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e previo accordo con l’Associazione bancaria italiana e con le associazioni dei rappresentanti delle imprese e dei consumatori, concordano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, tutte le misure necessarie al fine di sospendere il pagamento della quota capitale delle rate per gli anni dal 2015 al 2017″.

Quello che avete appena letto è il testo integrale del comma 246 della Legge di Stabilità 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 dicembre.

Poco da aggiungere, se non:

  • il nome dell’onorevole che, in Commissione Bilancio della Camera, propose questo emendamento alla Legge di Stabilità: si tratta di Francesco Cariello del Movimento 5 Stelle (nella foto);
  •  i 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità si contano a partire dal 1° gennaio 2015, quindi le misure necessarie per sospendere il pagamento della quota capitale sono attese entro il 31 marzo 2015.
  • la sospensione riguarderà solo una parte della rata del mutuo, cioè quella relativa alla quota capitale, mentre la quota interessi sarà comunque da versare all’istituto di credito.

Chi ci guadagna? Tutti e nessuno. Le famiglie e le imprese mettono sul piatto 3 anni di interessi aggiuntivi (perché la scadenza del mutuo slitterà di 36 mesi) e ottengono in cambio 3 anni senza quota capitale (dal 2015 al 2017). Le banche, dal canto loro, posticipano il rientro del capitale prestato ma si fanno evidentemente pagare questo beneficio. L’operazione è quindi consigliabile a chi (famiglia o impresa che sia) si trova col fiato corto.

Infine, per chi fosse interessato alla lettura dell’intera Legge di Stabilità, ecco il link diretto alla Gazzetta Ufficiale (clicca qui).

Prestito agevolato alle imprese: fino a 25.000 euro per pagare le tredicesime ai dipendenti

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Post dedicato ad un prodotto di finanziamento a tasso variabile (e molto contenuto) destinato ad aiutare le imprese a pagare la tredicesima mensilità ai propri dipendenti.

I destinatari sono ditte individuali, società di persone e società di capitali, anche neocostituite, iscritte all’Albo degli Artigiani.

Lo scopo è evidentemente quello di gestire con tranquillità la fase finale di un anno, il 2014, parecchio turbolento per le imprese, che nei primi 9 mesi ne ha viste chiudere 61 ogni giorno (sabato e festivi esclusi; dati forniti da un’azienda del gruppo Crif).

L’importo minimo (10.000 euro) e massimo (25.000 euro) erogabile ne fanno un prodotto particolarmente indicato per le microimprese, cioè le aziende che annoverano da 1 a 10 dipendenti, e anche le p.m.i. (fino a 50 unità).

Il prestito viene erogato in un’unica soluzione, con accredito sul conto corrente, e ci saranno poi 6 mesi di tempo per rimborsarlo.

Nel caso in cui l’azienda presenti bilanci deficitari, è probabile che l’istituto di credito richieda la garanzia di un confidi.

Per informazioni in merito al prestito “Tredicesime”, vai alla pagina “Contatti”.