Così uguali, così diverse: le 2 tipologie di polizze vita

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Nella foto: le gemelle Mariana e Camila Davalos

Si fa presto a dire polizza vita. Ma guardando da più vicino, si scopre che sotto questo nome finiscono tali e tanti prodotti da ingenerare spesso confusione.

L’obiettivo di questo post è spiegare in poche, semplici parole cosa si intende con il termine “polizza vita” e come scegliere quella giusta per sè e per la propria famiglia.

La domanda da porsi è questa: vogliamo essere pagati in caso di decesso oppure – come dico spesso ai miei clienti – nel caso “sopravviviamo” alla nostra polizza?

Nel primo caso occorre orientarsi sulla cosiddetta “Temporanea Caso Morte”. Basta scegliere l’importo che gli eredi (o chi per loro) riceveranno in caso di prematura scomparsa dell’assicurato e la durata di questa copertura. Esempio classico è il genitore che sceglie di proteggere i propri figli. Ipotizziamo un capitale assicurato di 50.000 euro, una durata di 20 anni e un’età anagrafica pari alla mia, cioè 42 anni: il premio mensile sarà 17,39 euro al mese. Il premio non subirà variazioni, cioè io pagherò 17,39 euro mese anche quando avrò 50 anni oppure 60 (salvo disdette anticipate). Se lo stesso preventivo lo facesse mia moglie andrebbe a pagare un importo ancora più basso, non solo perchè è più giovane di me (pagherebbe meno anche a parità d’età), ma anche perchè l’aspettativa di vita delle donne è superiore rispetto a quella degli uomini.

E se al termine dei 20 anni sono ancora vivo? Egoisticamente parlando, avrò pagato a fondo perduto (fatto salvo il 19% che avrò recuperato ogni anno come beneficio fiscale). Io però preferisco pensare che quei 17 euro al mese abbiano contribuito non solo a farmi dormire sonni tranquilli, ma anche a formare quei capitali che invece sono stati riconosciuti a chi è stato meno fortunato, e al termine dei 20 anni non è arrivato.

Morale della favola: visto che non siamo noi a stabilire quanti anni camperemo, questa polizza è molto, molto importante per chi ha figli piccoli o comunque non ancora in grado di sostenersi economicamente da sè.

Passiamo al secondo caso, quello in cui si decide di scommettere sul “caso vita”. In questo caso la polizza vita giusta è quella cosiddetta “di risparmio” o “finanziaria”. Questo strumento ci consentirà non solo di rientrare in possesso delle somme versate (noi oppure i nostri eredi), ma percepiremo anche interessi sul capitale maturato. Non mi spingo oltre, perchè in quel caso bisognerebbe dividere le polizze a capitale garantito con quelle no, eccetera eccettera, e non è l’obiettivo di questo post.

In conclusione, questa seconda tipologia di polizze vita è ideale per costruirsi un capitale nel tempo, attraverso versamenti mensili (anche di entità modesta), oppure per difendere e/o incrementare un capitale già esistente. Sono un’ottima soluzione anche per pianificare la successione, in quanto non rientrano nell’asse ereditario e sono esenti dall’imposta di successione (art. 1920 del Codice Civile).

Per informazioni o domande, vai alla pagina Contatti.

 

 

 

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