Come scegliere la durata del mutuo: il tragitto più breve non sempre è il migliore

carteggio

Non c’è momento migliore di quello in cui si acquista casa, per tracciare le coordinate (anche economiche) del proprio futuro. Chi per esempio – per comperare casa – ricorre ad un mutuo ipotecario, sceglie proprio in quel frangente l’entità mensile e la durata del suo impegno. Sarebbe però un peccato limitarsi a ragionare sul finanziamento, perchè è proprio in questa fase – in cui ci si rende disponibili a pagare mensilmente una certa somma – che sarebbe opportuno estendere la riflessione alla propria capacità di risparmio.

UN ESEMPIO PRATICO. Ipotizziamo che una famiglia sottoscriva un mutuo a tasso fisso di 100.000 euro in 20 anni, con una rata mensile di 580 euro mese (come base di calcolo abbiamo utilizzato un 3,50%). Al termine delle 240 rate, avrà estinto il proprio debito e versato nelle casse della banca 19.200 euro di interessi (oltre evidentemente al capitale).

Ipotizziamo ora che la stessa famiglia sottoscriva un mutuo dello stesso importo (100.000 euro) in 30 anni anziché in 20, abbassando quindi la rata da 580 a 450 euro mese, e che utilizzi la differenza di 130 euro per avviare un piccolo investimento, un “piano di accumulo capitale (pac)” come dicono gli addetti ai lavori.

Quale sarà il risultato finale? Per quanto riguarda il mutuo, quello in 30 anni sarà costato 62.000 euro in termini di interessi, contro i 19.200 del 20 anni, con una differenza di 42.800 euro. D’altra parte, va tenuto in considerazione che il mutuo più lungo ha consentito di mettere via, per i primi 20 anni, 130 euro mese, che – se non sono stati piazzati sotto al materasso – qualche rendimento lo avranno dato. Prendendo una banale polizza vita (banale nel senso di molto diffusa) e ipotizzando un tasso di rendimento del 4% (come prospettato nei Fascicoli Informativi delle compagnie assicurative), dopo 20 anni ci ritroveremo un capitale di 42.596 euro, a fronte di un investimento di 31.200 euro, con un saldo positivo di 11.396.

IN CONCLUSIONE. Vale dunque la pena allungare la durata del mutuo, per lasciare spazio ad un piccolo accantonamento mensile? Io rispondo “sì” nei seguenti casi: quando una famiglia, per acquistare casa, dà fondo (interamente o quasi) ai propri risparmi; oppure quando si accetta una rata che non è quella ideale, ma è quella massima sostenibile, che impedisce al cliente qualsiasi forma di risparmio. In entrambi i casi è ragionevole sacrificare un po’ di interessi a vantaggio di una rata più sostenibile, quindi privilegiare un mutuo a 30 anni anziché a 20. Altrimenti si rischia – al primo imprevisto oppure all’emergere di nuove necessità – di dovere tornare in banca per richiedere un prestito a condizioni più penalizzanti rispetto ad un mutuo. Meglio perciò pensarci prima e crearsi un proprio salvadanaio, a cui attingere nei momenti di difficoltà o per la realizzazione di nuovi progetti.

 

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