Mutui con opzione: quando conviene passare dal variabile al fisso?

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I mutui a tasso variabile che prevedono la possibilità, dopo un certo lasso di tempo, di passare ad un tasso fisso per un certo numero di anni, sono certamente tra le migliori soluzioni sul mercato, ma allo stesso tempo pongono i clienti di fronte ad un interrogativo: quando conviene abbandonare il variabile per passare al fisso?

La logica vorrebbe che questo passaggio fosse effettuato in uno scenario di tassi bassi (come quello odierno), mentre in realtà accade l’esatto contrario: le persone iniziano a pensare al tasso fisso quando i tassi sono in forte ripresa, spinti principalmente dal timore che le rate possano arrivare chissà dove.

E’ lo stesso meccanismo (emotivo) che, sul mercato azionario, spinge i piccoli risparmiatori ad acquistare un titolo quando sta andando bene ed è sulla bocca di tutti, piuttosto che comprarlo quando è sottocosto (e quindi conveniente).

Ma torniamo ai mutui. Ipotizziamo di avere stipulato un mutuo a tasso variabile di 100.000 euro in 20 anni e di pagare oggi una rata di 595 euro mese, calcolato su un tasso di interesse del 3.80%. Quanti euro devo sborsare, al mese, per passare ad un tasso fisso?

  • TASSO FISSO 2 ANNI. Se si decide di fissare il tasso per un biennio, la base di calcolo per quantificare la rata non sarà più l’Euribor, ma l’IRS 2 anni (oggi pari allo 0.45%). Risultato: una rata di 603 euro mese, appena 8 euro in più rispetto ad un tasso variabile.
  • TASSO FISSO 5 ANNI. In questo caso la base di calcolo sarà l’IRS 5 anni (oggi 1,03%). Risultato: una rata mensile di 634 euro, garantita per 60 rate.
  • TASSO FISSO 10 ANNI. L’IRS a 10 anni (1.92%) è più caro rispetto ai due IRS precedenti, per il semplice fatto che la banca deve garantire la stessa rata per una durata decennale. Risultato: la rata passerebbe dai 595 euro odierni del tasso variabile a 683 euro a tasso fisso per 120 rate.

Cosa conviene fare? Intanto avere un quadro esatto del proprio conto economico, in termini di entrate e di uscite. Dopodiché occorre capire qual è la propria predisposizione al rischio. Se è bassa, allora questo è il momento di passare ad un tasso fisso, di 2 anni oppure di 5.

Se invece siamo disposti, nel medio-lungo termine (3-5 anni), a subire incrementi della rata di qualche decina di euro, allora ci si può tranquillamente tenere un tasso variabile.

Meno sensata appare la scelta di rottamare un variabile per un tasso fisso decennale. Tirare fuori quasi 100 euro in più tutti i mesi per proteggersi dal rischio di un eventuale (e tutt’altro che imminente) aumento dei tassi in futuro, appare una scelta più favorevole alla banca che al cliente.

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