Mutui casa: la differenza tra tasso fisso e tasso variabile spiegata con le mele

Hipercor10-12 (1)

Questa mattina stavo riordinando alcuni appunti, quando l’occhio mi è caduto su un foglio strappato da un quaderno e datato 2003, anno in cui iniziai a lavorare nel settore finanziario.

Su quel pezzo di carta trascrissi “come spiegare, con un linguaggio semplice e chiaro, la differenza tra mutui a tasso variabile e mutui a tasso fisso”.

Ho fatto bene a conservare quel foglietto, perché ancora oggi non saprei descrivere meglio questa differenza.

LE BANCHE SONO COMMERCIANTI. Si parte dal presupposto che la banca è un commerciante come lo può essere un negozio di frutta e verdura. Anziché vendere le mele, l’istituto di credito vende denaro. Dove compra e quanto paga questo denaro? Lo compra molto semplicemente da altre banche, al pari del fruttivendolo che si rivolge al grossista, e lo paga un certo prezzo, che è rappresentato dal valore corrente dell’Euribor (leggi “costo del denaro”).

Quando poi dovrà rivendere lo stesso denaro, l’istituto di credito ci metterà sopra il suo ricarico, il suo margine di guadagno, che dipende dal singolo istituto e che in gergo si chiama “spread”.

LA DIFFERENZA TRA FISSO E VARIABILE. Fare un mutuo a tasso variabile significa andare dal fruttivendolo (fuor di metafora: in banca) ed accettare il fatto che oggi le mele costino “ics” euro al chilogrammo e domani costino un po’ di più, oppure un po’ di meno.

Fare un mutuo a tasso fisso, invece, significa andare dal fruttivendolo e dirgli: “Caro Mario (così si chiama il mio fruttivendolo di fiducia), visto che non mi garba l’idea di questa oscillazione del prezzo delle mele, anzi mi crea preoccupazione, mettiamoci d’accordo su un prezzo al kg e questo prezzo me lo applicherai per i prossimi 15 anni”.

Secondo voi, il fruttivendolo fisserà il prezzo esposto oggi sulla cassa delle mele, oppure chiederà un prezzo sensibilmente più alto, per “pararsi” da futuri aumenti, inflazione, ecc.?

La seconda, naturalmente.

Ecco perché, oggi come ieri, se entrate in banca e fate un’operazione a tasso fisso (accollando quindi alla banca il rischio della variabilità dei tassi), vi costerà di più rispetto ad un’operazione a tasso variabile.

 

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