Finanza creativa nella grande distribuzione: il tasso zero costa oltre il 20%

La prima pagina del volantino

Poche settimane fa trovo nella buchetta della posta il volantino di una nota catena di negozi di elettronica (di cui peraltro sono cliente) e la prima cosa che guardo – deformazione professionale – sono le condizioni di finanziamento. Si legge:

FINANZIAMENTO SENZA INTERESSI – TAN 0%, TAEG PIU’ RICCORRENTE 21,28% *

Non vi annoio sottolineando le differenze tra Tan (Tasso Annuo Nominale) e Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale), chi non lo sapesse può chiedere a Google. Mi soffermo invece su quell’asterisco finale che dovrebbe rimandare ad una nota a fondo pagina, che non trovo. Eh certo!, perché la spiegazione è stata inserita nell’ultima pagina. Qui si legge quanto segue (occhio):

*Finanziamento senza interessi – TAN 0% TAEG più ricorrente 21,28% in 12, 15, 18, 24 e 36 mesi – prima rata a 30 giorni – importo finanziabile da € 358 a € 5.000. Esempio rappresentativo riferito alla casistica più ricorrente per il settore “beni di consumo” su un periodo di osservazione ottobre 2011 aprile 2012: € 700 in 12 rate da 61.83 – TAN fisso 0,00% TAEG 21.28% – importo totale del credito € 742. Il TAEG rappresenta il costo totale del credito espresso in percentuale annua e include: interessi € 0, spese di istruttoria € 42, imposta di bollo su finanziamento € 14.62, bollo su rendiconto annuale e di fine rapporto €1.81 (per importi superiori a € 77.47), spesa mensile gestione pratica € 1.50 – importo totale dovuto (importo totale del credito + costo totale del credito) € 774.58.

Ma come? Non doveva essere un finanziamento senza interessi? Sì, senza interessi, ma con una carrellata di commissioni, che fanno sì che un bene commercializzato a 700 € si porti a casa (con un finanziamento a tasso 0!) a 774.58, cioè con un rincaro sensibile.

Morale della favola: se un’azienda dà la possibilità alla propria clientela di dilazionare il pagamento di un bene e/o di un servizio (attingendo ad un prestito, per esempio) lo dovrebbe fare – io credo – senza appesantirne il costo finale; così probabilmente assolverebbe (il finanziamento) alla funzione di agevolatore, di facilitatore per le vendite.  Troppo spesso invece si assiste alla situazione contraria, ovvero il prestito diventa il modo, per chi lo colloca, per guadagnare due volte: prima dalla vendita del bene e/o del servizio (tornando all’esempio di prima, non credo che i 700 euro di prezzo non comprendano già il giusto guadagno dell’esercente) e poi dall’intermediazione del credito.

L’ultima pagina del volantino

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